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    Ma qual è l’alternativa la capitalismo?

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    Cesco

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    Ma qual è l’alternativa la capitalismo?

    Post  Cesco on Mon Jun 02, 2008 12:01 am

    Può essere un sistema a pianificazione centralizzata fondato sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione?
    Gli esempi che la storia ci ha fornito ci fanno sicuramente pensare che è ancor meglio il buon vecchio capitalismo che qualsiasi sistema comunista.
    Anch’io sono di questo avviso, se ci si riferisce ai sistemi “Comunisti” che hanno caratterizzato il XX secolo, ma ritengo che non si debba parlare di sistemi comunisti se con questi ci si riferisce a quello teorizzato da Karl Marx.

    L’esempio più significativo di sistema detto “comunista” è quello che portò all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. La paternità di tale sistema non si dovrebbe quindi attribuire a Karl Marx anche se molti dei movimenti rivoluzionari protagonisti nella Russia zarista erano ispirati alla sua visione e progetto politico. A rivoluzione già iniziata il 24 ottobre del 1917 i bolscevichi con a capo Vladimir Il’ic Ulianov detto Lenin prendono il potere grazie all’appoggio dei Marinai della Aurora attraccata a San Pietroburgo, denominata nazionalisticamente qualche anno prima Pietrogrado dallo Zar Nicola II, instaurando la dittatura bolscevica che chiameranno del proletariato citando quella teorizzata da Marx. Il primo problema teorico-pratico che Lenin dovette affrontare fu quello dello Stato. La macchina statale doveva essere spenta e Lenin si ispirò alla Comune di Parigi analizzata a suo tempo da Marx, quindi concepisce l’esistenza temporanea di uno Stato rivoluzionario in preparazione della sua scomparsa. La necessità di far scomparire lo Stato nasceva dal fatto che Marx giustamente pensava che in un sistema economico in cui non ci fossero delle classi dominanti e oppresse l’apparato statale, in quanto organo di assoggettamento delle masse all’oligarchia borghese non avrebbe più avuto ragione di esistere. Lo Stato rivoluzionario secondo Lenin doveva essere in teoria il proletariato organizzato in classe dominante una volta sovvertita la borghesia, ma dato che Lenin concepiva l’avanguardia del proletariato sotto forma del Partito (bolscevico) come anima della rivoluzione ecco che la dittatura del proletariato diventava la dittatura del Partito bolscevico. Lenin ammetteva come unica avanguardia la sua ovvero quella dei bolscevichi e solo di quelli che rispondevano alle sue idee, praticamente i suoi prolungamenti. Questa forma mentis Lenin l’aveva assorbita non dal filosofo tedesco, ma da un anarchico russo, Černyševskij. Una volta arrivato al potere Lenin si dimostrò intransigente nel negare la presenza degli altri gruppi socialisti al potere, i quali confidavano ingenuamente nell’Assemblea Costituente. Solo se messo alle strette dal suo stesso gruppo Lenin cedeva temporaneamente in attesa di riacquistare la maggioranza. Le elezioni a suffragio universale, che legittimavano l’Assemblea Costituente, furono vinte dai socialrivoluzionari con il 60% mentre i bolscevichi ottennero solo il 24%. L’Assemblea Costituente ostile ai bolscevichi fu liquidata il giorno dopo la sua apertura (5 gennaio). Il terzo Congresso dei Soviet divenne, a detta di Lenin, il Parlamento, in realtà appena salito al potere Lenin istituì un organo di governo, il Sovnarkom, in quanto gli stessi Soviet furono una creatura nata spontaneamente dal popolo russo della quale Lenin fin quando non riuscì a controllare diffidò.
    I bolscevichi imposero da subito il passaggio dei mezzi di produzione allo Stato, ovvero al Partito. L’abolizione del mercato e il conflitto nato con la popolazione agricola che non riceveva più prodotti industriali e che si rifiutava di essere fortemente espropriata dei frutti del lavoro portò al blocco dell’economia. Le industrie oltre a problemi organizzativi mancavano di materie prime e di alimenti, fermando la loro produzione aumentando la disoccupazione. Il “comunismo di guerra”, come venne chiamato da Lenin questa fase, che aveva introdotto tra le altre cose il baratto, non era in grado di far muovere la locomotiva rivoluzionaria. Ne risultarono rivolte contadine e operaie represse con la forza attraverso l’esercito (guardia rossa). Per uscire da questo vicolo cieco e scongiurare un ammutinamento di massa dei soldati, comunque di origine contadina, fu instaurata, nel 1921, la Nuova Politica Economica (NEP) che permetteva ai contadini di ripristinare imprese agricole riducendo o annullando le requisizioni, sostituite da una tassa. Nasce sempre nel 1921 la Banca di Stato e grazie all’impresa agricola si ripresero lentamente anche le industrie pesanti su cui puntava la NEP. Si radica la burocrazia statale e l’oligarchia di Partito. Con la NEP nasce una nuova borghesia (nepmany) che veniva però mal vista e considerata, in più nascono nuove disuguaglianze tra operai e contadini.
    Dopo la morte prematura di Lenin, avvenuta il 21 Gennaio 1924, il Partito si divide in due parti, quella trockijsta e quella stalinista. La prima si appoggia a Preobraženskij, il quale sostiene che la rivoluzione di ottobre si era sviluppata prematuramente e che il capitalismo industriale in Russia non aveva avuto modo di svilupparsi sulle colonie estere come quello degli altri paesi avanzati, quindi che l’industria socialista doveva sfruttare le forme economiche inferiori interne, ovvero i contadini. La seconda si appoggia inizialmente a Buharin che sostiene che i contadini dovevano continuare ad arricchirsi e svilupparsi senza timore di essere vessati, garantendo un aumento di produttività organizzata secondo il sistema delle cooperative e sviluppando la forza mercantile dello scambio. La NEP comincia a spegnersi nel 1926 in quanto al miglioramento delle condizioni di vita dei contadini non corrisponde un miglioramento di quelle degli operai e l’apparato statale continua a gonfiarsi e ad allontanarsi ancor di più dalla base (sempre che vicino alla base sia mai stato).
    Intanto Stalin prende il sopravvento su tutto e tutti instaurando una dittatura, che ormai era passata da quella di Partito di Lenin a quella di Partito di Stalin, anche se chiamata ufficialmente del proletariato. Il nuovo dittatore allontana tutte le possibili minacce (Trockij, Zinov’ev e Buharin), pur attuandone i consigli, ovvero gli espropri ai contadini del 1928, perché nel 1927 avevano ridotto la vendita di cereali. Stalin decreta la morte della NEP nel dicembre del 1929 e inizia a concretizzare la sua idea di unire lo slancio rivoluzionario russo con il senso pratico statunitense; avvia l’economia pianificata, ovvero l’industrializzazione a tappe forzate che mette in ginocchio l’agricoltura. Stalin fa sterminare i contadini medi (kulaki) per trasformare la classe contadina in semibraccianti obbligati a mantenere i prezzi bassi. Questo innesca una fuga verso le industrie delle città. Negli anni trenta l’URSS era arrivata a produrre il 10% della produzione mondiale.
    Il capitalismo di stato iniziato con la NEP assume la sua forma ultima con l’economia pianificata di Stalin.
    Una volta scomparso il tiranno la classe dirigente russa poteva scegliere se avere un altro tiranno o abbracciare il capitalismo secondo le forme classiche, non è difficile intuire quale strada abbia intrapreso l’ex-URSS.
    Questo tentativo di instaurare un altro sistema economico-sociale basato sulla lungimiranza di un numero limitato di rivoluzionari per professione, la cosiddetta avanguardia, attraverso un regime oligarchico, si è dimostrato rispetto al sistema capitalistico classico fallimentare.
    Analizzando oggettivamente il tentativo di Lenin di sopprimere il sistema del lavoro salariato si nota quanto questo abbia sempre conservato in sé delle contraddizioni tali da impedirgli di riuscire nel suo intento.
    Molti seguaci del leader bolscevico sostengono che la prematura sua scomparsa non ha dato allo stesso la possibilità di portare a termine il suo compito; e che il passaggio dal sistema comunista a quello capitalista è da assoggettare a Stalin. In realtà Lenin aveva gia dovuto virare con forza verso un capitalismo di stato che gli permettesse di detenere il Potere.
    Il principale errore di Lenin fu quello di pensare, per puro opportunismo, che la rivoluzione instaurata in un paese fortemente arretrato, come la Russia zarista, e in un periodo assolutamente prematuro, dove il capitalismo ancora non era mondiale, potesse allargarsi a macchia d’olio a tutti i paesi capitalisti europei, quindi agli Stati Uniti d’America, quindi a tutto il mondo. Tutte le aberrazioni, gli stermini, i cambi di fronte, che anche durante la sua dittatura sono stati fatti sono dure conseguenze del medesimo errore.

      Current date/time is Fri Dec 09, 2016 8:00 pm